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Solarolo

Nome Località: Solarolo

Proloco – IAT:
via Mazzini, 8 - 48027 Solarolo (RA)
tel. 0546-52517
fax 0546-52517
http://www.racine.ra.it/solarolo/
municipio@comune.solarolo.ra.it

Storia:
La frequentazione antropica del territorio solarolese risale all'età del Bronzo Medio (Sec. XVII - XV a.C.), come testimoniano i reperti rinvenuti nell'area delimitata ad Est dalla Via Lunga e a Nord da Via, Ordiere, in confine con il Comune di Bagnara; detta area si presenta particolarmente interessante per la presenza di altri materiali, databili al Bronzo Recente, all'età del Ferro e all'epoca romana. In particolare, per l'età del Bronzo, si è recuperato ceramica frammentata in grande quantità, armi e scarti di fusione di bronzo, utensili domestici e per agricoltura: il tutto denota un insediamento stanziale, assieme a frammenti di fondi di capanne.
Il territorio solarolese ha restituito anche pochi reperti che rimandano alla cultura umbra, cioè alla popolazione indigena presente prima e durante le incursioni celtiche.
Ben più documentata è la colonizzazione romana del territorio, la quale è legata alle vicende di Bonomia - Bologna, poi di Faventia - Faenza e Forum Cornelii - Imola. La "limitatio" (centuriazione), intrapresa a partire dal 187 a.C., è riconoscibile ancora oggi in gran parte del territorio comunale ed appare qua e là sconvolta dallo spagliamento di corsi d'acqua.
Nella maglia centuriale sono state individuate vestigia di circa settanta insediamento rurali (viliae), alcuni dei quali del tipo urbano-rustico, avendo restituito marmi, intonaci dipinti, decorazioni architettoniche in cotto, tessere per mosaico, ecc... Al momento non è possibile datare con sicurezza ogni singolo insediamento; il reperto comunque di maggior interesse è costituito da lapide funeraria del I secolo a.C., attestante la presenza di individui ascritti alla tribù Pollia.
Non mancano testimonianze di sepolcreti (tombe "alla Cappuccina") e di piccole fornaci per laterizi d'uso privato, frammenti di terracotta particolari rimandano alla presenza di un santuario. L'età romana ha lasciato tracce anche nella toponomastica, specialmente prediale.
Quasi inesistenti risultano le testimonianze dalla tarda romanità al IX secolo, periodo in cui Solarolo è strettamente legato alle vicende di Ravenna.
Il fundus (unità catastale) che ha trasmesso il nome al centro abitato è menzionato per la prima volta in data 8 luglio 993; occorre poi risalire al 1138, allorché Solarolo appare complesso fortificato (castrum), in tale anno distrutto dal Faentini nell'ambito delle ripetute contese con Imola (e altre città) per la sottomissione del territorio tra i fiumi Senio e Santerno. In precedenza per l'area poi solarolese si ha testimonianza di altri due centri di potere, Limite Alto e Castel Nuovo, il primo dei quali ricordato fin dal 1069. Risalgono a questi secoli le prime attestazioni di suddivisione territoriale in "ville", circoscrizioni civili non sempre coincidenti con le giurisdizioni parrocchiali.
Il territorio corrispondente al moderno Comune fu suddiviso nelle seguenti "ville": Solarolo, Fabrica, Stignano, Pozale, Dugliolo, Donegallia, Casanola, Gaiano e Castel Nuovo; alcune di queste sono poi state spartite con la Podesteria di Castel Bolognese (sorto nel 1388), altre sono rimaste a indicare parrocchie o frazioni, altre ancora sono state assorbite già nel Medioevo.
Per quanto riguarda la giurisdizione ecclesiastica, il territorio solarolese è sempre stato diviso tra le Diocesi faentina e imolese, in particolare nei Pievieri di S. Andrea in Panigale, S. Pietro in Laguna, S. Stefano in Barbiano e S. Prospero. Le parrocchie antiche risultano essere quelle odierne (Solarolo, Felisio, Gaiano, Casanola, Castel Nuovo) ad eccezione forse di S. Mauro, che comunque prende il nome da un antico monastero camaldolese, presente fin dagli inizi del XIII secolo.
Il dominio faentino si ripresenta nuovamente nel 1217, con la ristrutturazione delle opere difensive, ma non si protrae a lungo per l'intervento dei Bolognesi, questa volta più deciso e dal 1248 col beneplacito dell'autorità pontificia. Risale al 1265 il primo censimento dei "fuochi" delle "ville" solarolesi, cioè dei soggetti passibili di particolare tassazione.
Verso lo scadere del Xlll secolo la politica papale, tendente a ridimensionare Bologna, porta alla costruzione del "Comune di Contado imolese", entità autonoma con proprio consiglio e funzionari, governato però da un podestà imposto, i rapporti sociali e il vivere civile erano regolati da propri Statuti, la prima edizione dei quali è nota per l'anno 1341, e in base ai quali Solarolo è stato governato fino al 1816, salvo parziali riforme in periodi particolari.
Ancora, al 1341 è da riportare la ricostruzione del "castello" di Solarolo, con un impianto di forma regolare in cui venne riedificata la chiesa parrocchiale.
Il Comune di Contado imolese non ebbe però vita facile né duratura, soprattutto per le
pretese dei Signori di Faenza e Bologna.
Riconquistata la Romagna intera dalle truppe papaline, il conseguente "censimento" del 1371, che prende il nome dal cardinale Anglic de Grimoard, ci mostra il "castello" di Solarolo con borghi e rocca e interessato da un numero ragguardevole di contribuenti per la "tassa dei fuochi", a tale data le "ville" circonvicine non sono ancora accorpate al "castello", condizione che invece si verificherà durante la successiva dominazione bolognese frutto di trattative e lotte coi Manfredi di Faenza che si protrarrà dal 1381 al 1411 circa.
In questo periodo il centro abitato, fortificato con fossati, palizzate e ulteriore rocca esterna, fu servito da mulino (ancora esistente nel Borgo), alimentato dalle acque di un canale proveniente dal fiume Senio e realizzato in primo luogo per utilità del nascente Castel Bolognese.
Dopo le tormentate vicende politiche dei primi decenni del XV secolo si instaura uno stabile dominio dei Manfredi in cui vengono realizzate opere difensive in muratura di notevole portata, quali la cinta muraria che ancora si conserva (in parte) e la rocca che conosciamo dai disegni dello storiografo locale Gregorio Manzoni e che venne smantellata in gran parte nei primi anni del secolo XVIII. Alla metà del Quattrocento risale pure la Porta occidentale del castello, demolita poi a fine Ottocento e ricostruita nell'antico aspetto nel 1965 circa. Sempre a detta epoca è databile lo splendido rilievo marmoreo con Madonna e bambino, conservato ora in Municipio.
Le alterne vicende dei primi anni del Cinquecento, a seguito dell'occupazione del Valentino, portano Solarolo a uscire dall'orbita faentina, essendo "il Castello con le sue ville" concesso in pegno ai Gonzaga nel 1514; due anni dopo inizia il reale dominio della Casa di Mantova che si protrae fino al 1573, con l'intermezzo del governo diretto di Isabella D'Este (1529 - 1539) in seguito a scambio di proprietà col marito Francesco Gonzaga.
I dieci anni di Isabella, fervidi di nuove opere e commerci, sono dettagliatamente documentati nella nutrita corrispondenza epistolare che si conserva nell’Archivio di Stato di Mantova.
Terminata la concessione del feudo, Solarolo dal 1574 diviene 'Governo di Consulta', cioè Comunità autonoma presieduta da un governatore nominato da Roma, facente parte della Provincia o Legazione di Romagna, Solarolo fa capo quindi al Vice-legato residente in Ravenna, in prima istanza, e alle varie Congregazioni di Roma. Nei due secoli che porteranno allo scadere del Settecento, peraltro politicamente tranquilli, si può rimarcare il generalizzato fermento dovuto alle confraternite locali, alle quali è da attribuire anche la erezione o ristrutturazione di edifici di culto: Chiesa del Rosario (1588), Santuario della Beata Vergine della Salute (1731 - 1736) e Oratorio dell'Annunziata (1743); gli ultimi due ancora esistenti. Verso la metà del Seicento viene soppresso, dopo 130 anni circa di vita, il conventino dei Serviti, situato fuori dal Castello, detto "di San Sebastiano" e dal quale proviene il culto al Santo patrono del Paese (assieme a San Rocco). Altra presenza di rilievo era l'Ospedale, eretto intorno al 1400 e attivo fino al 1798 circa.
Nel XVIII secolo, come in precedenza, l'economia solarolese era basata fondamentalmente sull'agricoltura, in particolare per la produzione di frumento, cereale "passato" poi in epoca recente sul blasone comunale, sostituendo la figura del Sole, assieme alla Torre o Maschio della Rocca.
L'intermezzo "napoleonico", contrassegnato da un sostanziale immobilismo nelle cariche amministrative ma da una sentita partecipazione ai nuovi ideali, registra nei primi anni il mantenimento dell'autonomia amministrativa, non ostante l'affiliazione di Solarolo alla "Municipalità del Senio" (con capoluogo Castel Bolognese) dal 1801 al 1803. Facente parte del Dipartimento del Santerno e del Lamone, prima, e in seguito di quello del Reno, la nostra Comunità, dipendendo dalla Vice-Prefettura d'Imola, viene privata dell'autonomia dal 1810 al 1814, inglobata nel Comune di Castel Bolognese.
Il periodo napoleonico segna comunque una ripresa generalizzata, in particolare rivitalizzandosi il settore dell'artigianato (lavoratori edili, produttori di cordami e zolfanelli) questione non da poco per un tessuto sociale fortemente degradato in seguito alla scomparsa o quasi dei piccoli e medi proprietari terrieri indigeni, a favore della "nobiltà" esterna. In questi anni viene oltretutto realizzato il sospirato Ponte sul fiume Senio, in località Felisio.
Dal 1816 al 1827 Solarolo, nella Legazione di Ravenna, costituisce Governatorato, degradato poi a Podesteria soggetta al Governatore residente a Castel Bolognese; nella Restaurazione, la partecipazione alla lotta politica e ai moti rivoluzionari fa registrare qualche episodio di sangue. Si giunge così alla Proclamazione del Regno d'Italia, dopo la quale il Comune di Solarolo entra a far parte del 3° Mandamento nel Circondario di Faenza (dove ha sede la Sotto-Prefettura).
I Cinquant'anni successivi, pur facendo registrare conquiste sociali (Società di Mutuo Soccorso, Istruzione allargata, Patti agrari, Società di credito) e opere pubbliche (Linea ferroviaria, Nuovo Ospedale, Scuole rurali) non portarono, come è noto, lo sperato benessere e pace sociale. Così come non si assiste a episodi particolarmente violenti a cavaliere del secolo, anche lo scioglimento dell'Amministrazione (1921) e l'insediamento della nuova, fascista (11 marzo 1923) non provocarono reazioni di rilievo.
Nel ventennio, in particolare, si assiste a lotte intestine nel PNF che portarono alla sospensione di molti aderenti. I mesi della sosta del Fronte al Senio sono per Solarolo durissimi e tra le altre vittime si ricordano quelle dell'eccidio di ponte Felisio ( 2 settembre 1944) per rappresaglia e quelle della Torre della Rocca (10 aprile 1945), minata dai tedeschi a poche ore dalla Liberazione (11 aprile).
La ricostruzione, proceduta lentamente e con scarsi mezzi, si può dire non ancora terminata: se le molte ferite della guerra non sono state del tutto cancellatte, d’altra parte la nuova urbanizzazione è cresciuta con criterio a misura d’uomo.

Patrono e Ricorrenze:
GENNAIO
SAGRA DELLA POLENTA E BISO’
Per le vie e piazze del centro storico Mercatino dell’antiquariato, mostra di macchine agricole.
I negozi del centro saranno aperti. Angolo divertimento dei bambini.
Nello stand gastronomico degustazione di polenta ai ferri con pancetta e salsiccia, polenta al ragù romagnolo e polenta valdostana accompagnata da un buon Bisò. Nel tardo pomeriggio estrazione di una ricca tombola.

MARZO
CARNEVALE SOLAROLESE
Sabato pomeriggio dalle ore 14,30 in poi sfilata per le vie del centro di carri allegorici e tante mascherine. In piazza Garibaldi alle ore 21,00 si brucia “L’INVERNO” per ricordare la tradizione di accendere fuochi bruciando i resti della potatura come rito propiziatorio nei confronti del mese di marzo che è sempre stato considerato il mese del risveglio della natura e della campagna in particolare. Nello stand  dal pomeriggio degustazione di specialità romagnole.

DA FINE  MAGGIO A PRIMI DI GIUGNO
FESTA DELL’ASCENSIONE
E’ la festa più importante del paese. Stand gastronomici in piazza con degustazione prodotti tipici romagnoli e valdostani. Tutte le sere spettacoli con le migliori orchestre.
Presenti anche le delegazioni dei comuni gemellati Kirchheim am Ries (Germania) e Rhemes Notre Dame (Valle d’Aosta) con i loro prodotti tipici. Per i tre comuni gemellati il tema comune sarà “Testimonianze celtiche” A tal proposito verrà allestita una apposita mostra con le testimonianze della presenza della popolazione celtica nei territori di appartenenza dei tre comuni.

MESI DI GIUGNO E LUGLIO
RASSEGNA TEATRO DIALETTALE
“TOT DA RIDAR”
Saranno presenti le migliori compagnie dialettali.

15 AGOSTO
FESTA AI GIARDINI
Concerto ai giardini pubblici

FINE SETTEMBRE
OKTOBERFEST  -  FESTA DELLA BIRRA
Con l’Associazione UNISONO di Kirchheim am Ries: birra, musica e piatti tipici tedeschi

 NOVEMBRE
SAGRA DEL SABADO’
Dalla mattina per le vie del centro storico mercatino dei prodotti tipici della campagna, angolo divertimento dei ragazzi. Stand gastronomico con degustazione prodotti tipici romagnoli e in particolare “i sabadò” accompagnati da buona cagnina, vin brulè, caldarroste.

Collegamenti - Trasporti:
AUTO
Caselli autostradali:
Faenza (A14)
Imola (A14)
Lugo-Cotignola (A14 bis)
TRENO
Stazione sulla linea ferroviaria Castelbolognese-Ravenna

Itinerari:

Oratorio dell'Annunziata
Facente parte dell'antico "Ospitale", era di pertinenza della Confraternita laica omonima, detta anche "dei Battuti Bianchi" o "dell'Angelo".Realizzato tra fine ‘400 e inizio ‘500, ebbe radicale trasformazione nel 1743, in stile barocco, come oggi si conserva. In seguito alle soppressioni napoleoniche venne in proprietà alla Congregazione di Carità, all'E.C.A. e al Comune.
  Palazzo Bassani - Corso Mazzini Dimora signorile dovuta a ristrutturazione settecentesca di abitazione risalente al XV-XVI secolo, è ora sede del P.P.I.

Ospedale 'Bennoli'   
Realizzato intorno alla metà del secolo XIX, fa parte del Centro Sociale Anziani, assieme al dismesso 'Ricovero di Mendicità'.

Casa Tampieri - Via Guasto   
Trattasi probabilmente di costruzione trecentesca, nell'originario nucleo fortificato; l'interno, fortemente> rimaneggiato, conserva strutture antiche; la quota del piano terra è al livello di giacitura dell'attiguo terrapieno delle mura

Casa Ceroni - Via Fioroni   
Databile al XV - XVI secolo, conserva la struttura originaria; l'esterno è caratterizzato da muro a scarpa.

Casa Tampieri-Randi - Corso Mazzini   
Databile al XV secolo, è stata fortemente danneggiata nell'ultimo conflitto mondiale; all'interno, in corrispondenza del cortile, sono presenti strutture originarie, in particolare il pozzo a parete.

Santuario della Beata Vergine della Salute   
Si erge a 1Km. circa dal centro abitato, nell'area poi adibita a cimitero della Parrocchiale. Fu realizzato tra il 1731 e il 1736 su disegno del faentino Carlo Cesare Scaletta, con altare maggiore in marmi pregiati opera del Fratelli Toschini di Ravenna. Il Santuario divenne degna sede di un immagine in ceramica della Madonna, conservata precedentemente in celletta. La devozione popolare è testimoniata da numerosi ex voto ivi conservati.

Raccolta di ex voto - Santuraio Madonna della Salute   
La collezione, comprende alcuni pezzi riferibili ad altre devozioni, si compone di quasi 200 tavolette dipinte ed altrettanti ex voto raffigurativi, databili dalla prima metà del secolo XVIII. Illustrata in apposito catalogo, la raccolta presenta esemplari di interesse pittorico e documentario.

Oratorio Rondinini - Via Provinciale Felisio   
E’ quanto resta del "Palazzone", villa di campagna edificata dal casato faentino Rondinini nei prinú anni del XVII secolo; la villa passò poi in proprietà ai Magnaguti e ai Piancastelli.L'Oratorio, originariamente inglobato nel "Palazzone", conserva all'interno decorazioni murarie in stile neoclassico.

Torretta - Via Ordiere 
Casa-torre ascrivile al XVI secolo che apparteneva alla famiglia Savioli. Il nucleo originario, con torre o colombaia, conserva strutture di un certo interesse.

Parco di Villa Rampi
La casa padronale del faentini Rampi, poi Rampi - Geminiani, fu eretta nella prima metà del XIX secolo, accanto alla casa colonica databile al ’600, divenne poi stabile dimora del Conte Carlo Gamba di Ravenna; attualmente è proprietà Baroncini. Attorno alla Villa (liberamente trasformata nel Dopoguerra) fu costituito un parco, parzialmente conservato, ricco di essenze rare ed esotiche

Parco Orlati   
All'ingresso Ovest del Paese, si deve alla famiglia solarolese Scardovi che ad inizio ‘800 acquistarono dalla Camera Apostolica gran parte dell’area su cui sorgeva l'antica Rocca.Nel Parco sorge la casa padronale, ricostruita nel Dopoguerra.

Mulino e Canale   
Il Canale del Mulini, alimentato dalla chiusa sul Senio in territorio di Castel Bolognese, ricalca il percorso originario e fu realizzato nell'ultimo decennio del secolo XIV; interseca l'abitato solarolese costeggiando il Borgo Bennoli; oggi è sottoposto a tutela nel Piano Paesistico Regionale.Il Mulino, realizzato sotto la dominazione bolognese, fu attivato nel 1397 ed è rimasto in attività esattamente per 600 anni; conserva ancora qualche struttura originaria.

Deposito comunale dei Beni archeologici   
Vi sono conservati reperti provenienti dal territorio comunale e da aree limitrofe. Di particolare interesse i materiali dell'Età del Bronzo relativi all’insediamento in Via Lunga - Via Ordiere. Rappresentativa la collezione d’Età Romana, dovuta ai numerosi resti di “villae” individuati nella campagna salarolese.

Divertimenti:
Pub, Ristoranti e Trattorie tipiche nella zona

Sport e Tempo Libero:
Campi da tennis:
Aperti nel periodo estivo da Maggio a Settembre

Palestre:
Scuola media (via Kennedy n. 10)
Scuola elementare (Via Matteotti n. 3)
Corsi da Settembre a Giugno dalle ore 15:00 alle ore 22:00 dal lunedì al venerdì

Campo di bocce:
Via Guasto n. 3 (aperto tutta la stagione estiva)

Pista di pattinaggio:
Via Felisio (aperta tutti i giorni con istruttori da Giugno ad Agosto)

Stadio
via Kennedy, tel: 52511

Campo Polivalente
Via Guido Rossa (aperto tutti i giorni)

Piscina
via Kennedy 8, tel: 52147 (apertura da Maggio a Settembre)

Magazine locale:
La Pro Loco cura pubblicazioni indispensabili per la conoscenza della storia e dell'arte della città

Da non perdere:
Mura del Castello 
Realizzate in laterizio nella seconda metà del ‘400 per volere dei Manfredi di Faenza, ricalcano in parte il precedente steccato risalente al secolo precedente. Pur considerando i numerosi rimaneggiamenti e restauri, le mura conservano la struttura originaria, con scarpa, cordolo ed archi di rinforzo alla base. La cinta murale è stata smantellata completamente solo nel lato Nord.

Porta del Castello
Ricostruita nel Dopoguerra sul modello originario (secolo XV). Fu detta “Porta Vecchia” o “di Ponente” dopo l’apertura di un’altra sul versante Est, nel XVI secolo, fu anche sede del Monte di Pietà. Nella seconda metà del XIX secolo fu abbattuta e sostituita da ingresso con due torrette. Conserva stemma originario cinquecentesco della casata Este - Gonzaga.

Maschio della Rocca   
Rudere della Torre minata dal Tedeschi nel 1945, in cui persero la vita decine di solarolesi. La Rocca, completata intorno alla metà del XV secolo, si estendeva tra le attuali Piazza Garibaldi e Via Montale - fu quasi totalmente smantellata nei primi anni del ‘700 - fondamenta e materiali origiriari giacciono ancora nel Parco della proprietà Orlati.

Dintorni:
Lugo
Faenza
Castel Bolognese

Immagine:



Compagnia dell'Adriatico











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